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03 | 09 | 2010
 
 
 
 
 
 
 

Venerdì 24 ottobre, ore 17.00, RAI 3 – Programma Geo & Geo "Briganti, eroi o malfattori?"

 
Censiamoci
Il mio nome è Rullo Emanuela. Io sono. E Io sono meridionale. Il Sud è la mia Terra. Io sono emigrante. Dove emigrante vuol dire che non per mia scelta ma per motivi estranei alla mia volontà ho stabilito la mia dimora in un luogo che non è la mia Terra. Il luogo che ogni giorno scruto dal finestrino di un treno non è la mia Terra. I suoi paesaggi io non li riconosco, i suoi volti non sono a me familiari. E non mi interessa affatto paragonarlo e scoprirne le bellezze e le opportunità che la mia Terra non mi offriva: questo luogo non è e non sarà mai la mia casa. Questa è la mia scelta. Io ho scelto di vivere da emigrante ma con la mia Terra nel cuore. Di non dimenticare e di lottare. La mia casa è Avellino la mia Terra è il Mezzogiorno d'Italia. E a quanti diranno che sono soltanto illusa Io ho una sola risposta: perdonatemi ma Io amo la mia Terra e il mio popolo come si amano i propri figli e ho bisogno di credere che entrambi abbiano ancora un futuro. Il colibrì di Rullo Emanuela.

Lascia qui la testimonianza della tua emigrazione, raccontaci la tua storia e le tue impessioni sul tema dell'emigrazione dal Sud d'Italia
 

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Commenti (29)
Saro Messina
29 Venerdì 09 Luglio 2010 06:33
Calabria - Vibo Valentia
Complimenti per il sito Emanuela, molto bello ed interessante.. commovente l'attaccamento alle tue radici,e alla tua voglia di vivere con l'attaccamento alla tua terra da meridionalista convinta.
La tua lotta è la nostra lotta, il nostro futuro è quello di tanti colibrì che portano la loro goccia d'acqua per riacquistare la nostra dignità calpestata.
Che le nostre giovani generazioni meridionali siano edere, e non foglie portate via dal vento dell'emigrazione, Enanuela tante grazie per il tuo impegno e di nuovo complimenti!
Beppe47
28 Venerdì 02 Luglio 2010 13:28
Forlì
Mi chiamo Beppe Cirillo e la mia famiglia è originaria di Torre Annunziata. Io sono nato casualmente ad Avellino in quanto mio padre, militare, prestava servizio in quella città. Proprio il fatto di essere militare a portato me e la mia famiglia a vivere nel Nord dall'età di tre anni. Sono rimasto sempre legato a Torre Annunziata, fino a qualche anno fà avevamo una casa in quella città. E Torre era la sede delle 'lunghe vacanze'specie negli anni dell'infanzia. Voglio rendervi partecipi di un ricordo di circa quaranta anni fà (anni 60), quando, durante le vacanze estive ci aggiravamo nelle campagne fra Pompei e Scafati diretti a una festa da una nostra amica. Lungo la strada ci imbattemmo in una vecchia fabbrica abbandonata. Bene, su uno dei muri era stata scritta una frase che mi colpì allora e che mi avrebbe accompagnato in tutti questi anni. La frase era: 'I Borbone l'hanno aperta, il centrosinistra (*) l'ha chiusa'. A una frase così credo proprio non ci sia nulla da aggiungere
(*)per i più giovani il centrosinistra era una forma di alleanza fra DC e PSI di qugli anni
porzio catone
27 Sabato 25 Aprile 2009 20:35
???
Brava Emanuela, con poche parole sei riuscita ad esprimereme i sentimenti di tanti fratelli emigrati.
Luciana
26 Martedì 17 Febbraio 2009 08:56
???
Ho scoperto da poco questo sito, e devo dire che mi è piciuto tantissimo! Vivo all'estero da tanti anni, ma conservo e sono fiera delle mie origini: italiana e del sud! Per lavoro ho la grande opportunità di far conoscere ai miei alunni aspetti inconsueti della cultura italiana e del mio caro sud. Ma ho una grande tristezza nel cuore, quando conosco qualche italiano del sud e alla domanda:" di dove sei?" Mi risponde:" di Milano anche se sono nato a Napoli!"
Purtroppo c'è molta gente del sud che si vergogna delle proprie origini......
Agostino63
25 Mercoledì 21 Gennaio 2009 09:46
???
Sono certo che il seme piantato in questo sito, nonostante le avversità, troverà il modo di uscire allo scoperto ed affermarsi tra tutta le piante. Un popolo è certo del futuro se è pregno di passato e il Sud Italia è stata culla di civiltà: quando in Lombardia c'erano pastori e barbari, in Calabria, in Campania, in Lucania, in Puglia, in Sicilia, avevamo filosofi, Università, navigatori, produzioni agricole immense. Siamo stati sopraffatti dalla Storia, ma questo non significa che bisogna continuare a subire senza conoscere la Verità.
Nando Dicè
24 Sabato 27 Settembre 2008 17:11
???
Proprio ieri, parlavo di te , come esempio di chi pur da emigrante, resta se stessa. L'identità, come "metro di misura" per misurare il mondo.
Sei per tutti un esempio. Brava Emanuela!
Enzo Riccio
23 Martedì 10 Giugno 2008 17:40
???
Cara Emanuela, se a Roma con noi ci fossero solo altre 10 Emanuele Rullo saremmmo già un passetto più avanti nella nostra lotta! NOI NON CI ARRENDIAMO! Enzo PARTITO DEL SUD - ROMA
Salvatore
22 Martedì 10 Giugno 2008 17:39
???
L'ho vissuto quel terremoto, lo porto ancora nei miei incubi notturni, non mi ha mai lasciato, come non mi ha mai lasciato la mia terra. Gli amici e conoscenti che andarono in Irpinia (ad Aversa ci furono 5 morti e migliaia di sfollati) mi hanno parlato sì di aiuto ai disperati, ma anche di imboscamento degli aiuti, di gente seduta in attesa sulle rovine perché qualcuno doveva arrivare. Spiacente, ma dici cose inesatte: ti reputi un "ultimo baluardo" delle tue tradizioni come se fossero solo tue, e non anche di quelli che sono dovuti andare via, e solo perché non sei "scappato"? O non sei "scappato" perché hai un lavoro fisso, o la pagnotta assicurata che la pensi così? Certo, io come tantissimi altri, e altri ne arrivano di continuo, siamo scappati dai vostri politici abbuffoni che pensano solo a riempirsi le tasche e la pancia a vostre spese promettendo e non mantenendo. Io me ne sono andato perché non ce la facevo più ad elemosinare un mio diritto al lavoro, a chiedere un "aiuto" ai vostri magnoni che non ostante le montagna di immondizia che vi stanno sommergendo continuerete a votare e a leccare il didietro! E' troppo comodo per te atteggiarti a vittima e pensare che gli altri giudicano standosene lontani, almeno noi possiamo confrontare la realtà in cui viviamo con la vostra, vederne la differenza, e ci fa rabbia ricevere insulti e frasi velenose per una realtà che voi stessi avete contribuito a creare col vostro pronarsi al potente per ricevere la caramellina. E tu che fai? Invece di combattere un sistema vergognoso ti rifuggi nel passato, nei "tiemp belli e nà vota" quando vivi un presente disastroso? Il mio trisnonno combatté per la sua idea, suo fratello fu ucciso negli scontri di Caiazzo, ma quei miei due avi combatterono, morirono, persero, ma combatterono. Tu/voi che fate? Ricordate il passato e basta! Il passato va ricordato per migliorare il futuro, non per autocommiserarsi! Ho letto solo stasera il tuo messaggio, se a Giugno c'è qualcosa fammelo sapere!
Enzo
21 Martedì 10 Giugno 2008 17:38
???
La nostra colonia è economica, leggasi Zitara., o più semplicemente fatevi un giro in un qualsiasi supermercato nostrano. Ma anche mentale, infatti la propaganda risorgimentalista, prima con il razzismo scientifico di lombroso e della sua cricca, poi con i suoi testi scolastici, i suoi giornalacci, la sua tv idiota, ha prodotto lo strano fenomeno dell'autorazzismo. All'epoca del terremoto dell'Irpinia ero in fascie o quasi, per cui non ho alcuna esperienza diretta dell'evento. So che i soccorsi non arrivarono in tempo, almeno così riportano i giornali dell'epoca. So pure che i soliti noti si fregraono un bel po di soldi. Mi pare uinverosimile cmq che la gente preferisse veder morire i propri fratelli sotto le pietre, nell'attesa dei soccorsi. Mi sembra un'affermazione in stile calderoli. Noi non siamo scappati altrove, noi siamo gli ultimi baluardi della Nazione Napoletana. Troppo comodo criticare stando altrove. Cmq nella mia città, Nocera Sup,, facciamo la raccolta differenziata e certi problemi non ci sfiorano nemmeno. Ma se non avessimo avuto un'amministrazione sensibile alla tematica, cosa avremmo potuto fare, mangiare la munezza !?! I collaborazionisti c'erano pure ad Auswitz li chiamavano Kapò. Onore al tuo Glorioso Avo. A proposito, il 16 e 17 febbraio c'è la commemorazione della Fidelissima, se puoi, vienici!
Salvatore
20 Martedì 10 Giugno 2008 17:38
???
Colonia? La colonia nostra è più mentale che reale. Sono nato in Campania, è la mia terra, lì ci sono le mie radici, e anche se sono dovuto emigrare il mio cuore è sempre là. Ma il vostro, addò stà? Pieno di livore, di rabbia contro "qualcuno" che adesso, come voi, come noi, non c'entra un accidente coi fatti del passato. Ho vissuto il terremoto in irpinia, anche se di striscio (5 morti nella mia città), ho vissuto un terremoto ed un'alluvione quà, ed ho visto come hanno reagito, quà! Non hanno aspettato che "qualcuno" provvedesse per loro, si sono dati da fare prima che l'altrui solidarietà si muovesse. Parla pure di "nostro stato" ma finché aspetterai l'angelo che scende dal cielo per darti una mano ad alzarti, parla, parla... Dimenticavo. Lo Stato fondato da Cavour si avvalse anche dall'aiuto di tantissimi nostri "collaborazionisti", non dimenticarlo. A mio vanto, il mio trisnonno era sugli spalti di Gaeta a difendere fin'all'ultimo la sua terra, la sua bandiera. Non ci riuscì, ma almeno ci provò!
Enzo
19 Martedì 10 Giugno 2008 17:37
???
Noi viviamo in una colonia. Queste sono le conseguenze, fin a quando faremo parte dello stato fondato da cavur sarà sempre così. Dobbiamo ricostruire il nostro stato, per poter essere padroni del nsotro destino. Il resto sono chiacchiere! Fuori gli ascari e i coloni !
Salvatore
18 Martedì 10 Giugno 2008 17:36
???
Eh no Claudio, se permetti non ci stò! Tanto di cappello a tutte le situazioni personali, ma giacché sono uniche, solo nostre, non si possono portare ad esempio per gli altri. Che tu sia costretto a tornare indietro con un foglio di via o per libera scelta la situazione del nostro popolo non cambia, al Sud anche tu adesso riprendi a dare la colpa solo ai governanti che non ostante i casini che questi hanno combinato in passato e continuano a combinare li rivotate a furor di popolo. E questo perché il politico che vi sgoverna vi tiene in pugno con la promessa del "posto" e voi pur sapendo di che pasta è fatto continuate a votarlo! E se sono lì è perché anche tu, col tuo voto hai permesso questo stato di cose, altro che "non hanno niente a che vedere" con voi! Che fai, prima li voti e poi li rinneghi? Ed un popolo diventa Popolo quando si libera da queste schiavitù morali che lo relegano ai margini del vivere civile, quando ha il coraggio di dire basta a questo schifoso stato di cose. Mio nipote ieri ha incominciato il suo primo giorno di lavoro da metronotte, ha un contratto a 30 mesi ma se non combina stronzate il lavoro gli è assicurato fino alla pensione, se ne avrà voglia, al Sud ha vissuto di promesse politiche e di sfruttamento in nero. Lui s'è ribellato ed ha fatto l'unica cosa che poteva fare, emigrare, come feci io a suo tempo per non diventare un lacchè per i polituncoli locali, e come ho già detto, ho ancora l'amaro in bocca per aver lasciato la mia terra dopo tantissimi anni. Ma dovevo farlo e lo feci! E non parlarmi di pianti e rassegnazione per favore, state facendo un casino per via delle discariche che non volete in casa vostra, né per la vostra immondizia né che per quella altrui, e aspettate l'arrivo (come al solito) di qualcuno che provveda per voi, incapaci di fare una raccolta differenziata minima, incapaci di permettere la costruzioni di siti di stoccaggio, di termovalorozzatori. Già, la colpa è sempre degli altri, vero? La chiamate "emergenza" quando dura da 15 anni, e che avete fatto, in questi 15 anni di non emergenza? Niente! La visione è chiara adesso, certamente, ma mi sà che alle prossime elezioni ci saranno i soliti tizi su quelle sedie, scommettiamo? Il libro di Emanuela non l'ho letto, solo qualche brano, e ritenendolo un ottimo libro, l'ho anche pubblicizzato, di mia iniziativa, sulla home-page del mio Sito dedicato alla storia e cultura della mia città natale, città del Sud, ovviamente.
Claudio Staiano
17 Martedì 10 Giugno 2008 17:36
???
Solo chi non conosce Nando (arch Dicè) di persona, può dire che è uno che si lamenta. Io, come lui, sono tornato al Sud, ed ho cacciato unghie e denti per restarci. E basta con sta solita storia che è colpa nostra, la colpa e solo dei nostri governanti, che con noi popolo non hanno niente a che vedere. Fu colpa di toro seduto se molti indiani divennero ubriaconi? E colpa degli africani se oggi in Africa non c'è una miniera di proprietà degli africani? Nel nostro piccolo noi quì combattiamo per la nostra dignità, come, grazie a voi emigranti che non avete tradito, i meridionali di tutto il mondo lottano per la dignità di un popolo che era altra cosa rispetto ad oggi. Nè pianti, nè rassegnazione, ma soprattutto visione chiara di chi sono le colpe. Brava Emanuela, il tuo libro è molto bello ma sopratutto VERO. La prima cosa di cui i meridionali hanno bisogno è questa VERITA'.
Salvatore
16 Martedì 10 Giugno 2008 17:35
???
Ho letto tutti i post, bello quello di Marina, amari e comprensibili gli altri, incomprensibile quello di "Nando" da Napoli tornato indietro con un foglio di via e che se la prende coi giacobini, coi garibaldini e altri avventurieri simili. Neanche a mè piacciono i garibaldini né i Savoja, ma dare tutta la colpa a loro non è corretto, perché dopo l'invasione garibaldina e la susseguente annessione al Grande Piemonte l'orgoglio meridionale si è assopito per decenni e decenni, e grazie anche al perverso sistema dell'aiuto ai poveracci, il meridionale ha sempre aspettato che arrivasse l'aiuto dall'alto, sempre! Adesso si ricomincia a riscoprire l'orgoglio delle nostre radici, della nosttra cultura, ma i nostri giovani continuano ad emigrare, e proprio in questi mesi ho risposto all'appello di un mio nipote acquisito che a 24 anni, non sapendo più che fare se non essere sfruttato in nero mi ha chiesto aiuto, e anche se a malincuore l'ho aiutato. Ho scritto a malincuore perché prendere ò treno dò sole fu per me una sconfitta il cui amaro sapore non mi ha lasciato, ma il risultato è che i miei figli hanno trovato subito lavoro una volta finite le scuole, ed il primo guadagna quasi il doppio del mio stipendio (35 ore di straordinario compreso). Perciò non continuiamo a piangere sulla cattiva sorte che ci ha portato i garibaldini ed i piemontesi in casa, questa è Storia, è un dato di fatto che non si può più mutare, e rimbocchiamoci le maniche e dimostriamo, coi fatti, non coi piagnistei, che non siamo da terzo mondo, che sappiamo cavarcela da soli e di poter vivere e produrre nella propria terra! Per me è tardi, ma voi datevi una mossa e come disse Gesù scendendo dalla croce ad un contadino che si lamentava sempre "Ti ti lamenti, ma perché ti lamenti? Prendi un bastone e mostra i denti..." (Da una canzone cantata da Modugno). E per le provocazioni, sapesste quante ne stò sentendo in questi giorni per via dell'immondizia! Ma se un Popolo dà il 62% dei consensi ad un tizio che già il passato li ha "amministrati" (e il risultato si vede!) che gli si può rispondere? Solo masticare amaro! E per favore non parlatemi dei fanghi inquinanti provenienti dal nord e sepolti in Campania, perché in questo caso i primi colpevoli sono stati i Campani che lo hanno permesso!
Nando
15 Martedì 10 Giugno 2008 17:34
???
La mia "carriera di emigrante" duro 16 giorni, poi avvilito, stanco ed arrabbiato, su un treno triste che mi riportava a casa, CON UN FOGLIO DI VIA , in tasca perchè reagì alle solite battute sceme, GIURAI, giurai che non me ne sarei più andato. Ora Non sono un emigrante, ma come tutti i meridionali appartengo ad una famiglia di emigranti. Sono originario di Ceppaloni, quindi vicino alle tue parti e conosco bene le belle montagne verdi di cui parli nel libro. Il giuramento che feci sul quel treno, mi costrinse a studiare così capi come eravamo arrivati a questo punto. MALEDETTI, maledetti giacobini, maledetti garibaldini, maledetti Savoia. Da allora non c'è giorno che non diffondi la nostra verità, non c'è giorni che non dica a me ed agli altri che questo non è giusto. Brava Emanuela.
"La Voce di Megaride"
14 Martedì 10 Giugno 2008 17:33
???
Tutto comiciò così, per una strana fatalità, una coincidenza dovuta a quell’aura magica, potente come una calamita, che impregna il corpo eterico di ogni meridionale deambulante, emigrante, sul pianeta. Ma, consentitemi, prima, di spiegare il fenomeno… I meridionali, figli della diaspora post-risorgimentale ma nati nella culla della Civiltà, hanno vispo e attivo il terzo occhio piazzato giusto in mezzo alla fronte, invisibile agli agnostici ma vivido e lucente agli “iniziati” all’arte regale della “pucundrìa”, la cui ghiandola pineale non è atrofizzata, com’è nella norma della popolazione italica del centronord. Gli emigranti del Mezzogiorno si procurano visioni senza uso di allucinogeni: è la memoria atavica dei colori, dei suoni, dei profumi, delle voci, dell’identità ancestrale che consente loro di rimanere costantemente, nei secoli, in una sorta di catena energetica che assorbe potere direttamente dalla quarta dimensione; quella dei santi e martiri, quella della sperimentazione umana del dolore, della tristezza, del distacco, che gli ha guadagnato il paradiso dei puri spiriti. Osservate bene un emigrante… anche se non pratica lavoro duro, se è giovane e forte, sportivo e di “successo”, ha sempre una spalla – solitamente la destra – più bassa dell’altra. Su quella spalla siede lo spirito del suo nume tutelare, che quasi sempre è un angelo, un’anima disincarnata, un “deva”, un’entità, che molto…molto tempo fa…benedetto dalla nascita sotto la stella del sud, il karma personale indusse per ingiustizia politica e sociale, per la voracità dei conquistatori della sua patria, alla migrazione… come le rondini, le cicogne. A differenza di questi esseri alati, che ogni anno ritornano al nido, trovandolo ancora intatto, l’emigrante, seppure ha il DNA del piccione viaggiatore e sa rielaborare le coordinate di volo, per far ritorno al suo nido, non ha quasi mai la buona sorte di ritrovarlo intatto e pronto a riaccoglierlo…Tutto comiciò così… in quel pomeriggio bigio di inizio primavera, sulla panchina in un anonimo giardinetto pubblico di Milano, dov’ero solita portare a passeggio il mio “cane di mare”, Billy, un meticcio raccolto in fin di vita sulla spiaggia di Capo Miseno, nei magici Campi Flegrei che contornano la MIA Napoli di mare, vitigni e altari e vestigia greche e romane. Un “cane di mare” ha una sensibilità diversa da qualsiasi altro cane randagio di città. E’ a più stretto contatto con le divinità marine e con la poesia e la bellezza di un orizzonte lontano dove sfilano in processione le navi dei marinai, le astronavi degli alieni che disattento, scambi quasi per Sirio o Venere o Marte, e le umili barche dei pescatori… che i cani di mare aspettano, fedeli e pazienti, al rientro dalla pesca…a volte, attendono per anni… chi non ritornerà più, inghiottito dalle maree… o rapito da seducenti sirene innamorate, ma il cui spirito riescono ad annusare, a percepire, ancora, sulle onde della risacca…e… aspettano… aspettano, incanutendo e svilendo, come i vecchi genitori dei giovani emigranti. Orbene, il mio miracolato cane di mare, tra un bisognino ed una corsetta, prese a puntare una panchina in fondo al vialetto, addossata alla staccionata del muraglione delle Ferrovie Nord milanesi. Lo seguii. L’imbrunire non permetteva di distinguere granché ma la pallina gialla di Billy riuscii ad intravederla in un cespuglietto cresciuto spontaneamente a destra della panchina, poco frequentata perché troppo isolata. Billy, stranamente, non si lanciò a raccattare l’adorata pallina ma saltò sulla panchina, in piedi su un sacchetto del supermercato di zona, rigonfio di qualcosa.Vi zampettava sopra e capii che il contenuto non era organico, come temevo, o rifiuto “tossico” di qualcuno ch’è solitamente più triste di un emigrante… Era una risma di carta dattiloscritta, forse dei documenti dimenticati da qualcuno…Alla luce di un accendino vi lessi il frontespizio: “Emanuela Rullo – Il Colibrì-“ e, scritto con un pennarello a punta grossa, rosso, seguito da tre punti esclamativi, il conio “crossbooking” ovvero - per gli amanti delle mode spontanee new age - il generoso lascito di un libro all’anonimo avventore che vorrà leggerlo magari in cambio di un altro libro da panchina: praticamente, un marketing dei sentimenti, con l’allure del mistero, un po’ come avviene, di recente, per i lucchetti dell’amore eterno sul ponte Milvio, a Roma. Eliminato lo scudo protettivo del sacchetto indegno del supermercato, con una sorta di sacralità, avvertita come un prodigio per via di uno strano pizzicore al palmo della mano sinistra, quella del cuore, riparai nella mia borsa quei fogli scritti dalla sconosciuta Emanuela Rullo ed inoltratimi dalla quarta dimensione in un giardinetto grigio e spoglio di Milano. Lessi tutto d’un fiato, accucciata nel letto, quei pensieri, quelle invocazioni, quelle evocazioni che parevano essere sgorgate dalla mia anima… Sì, quelle parole avrei voluto saperle esprimere io, che pure mi diletto di belle lettere e di pucundrìa. Erano pagine di poesia e bellezza che la troppo mia lunga “napolitudine” lombarda, aveva finito col pietrificare nel cuore ormai ammalato della certezza del non-ritorno al mio nido; un cuore, assurto ormai a sola funzione di pompa idraulica, incapace di grondare ancora stille di pucundrìa, come un tempo: il tempo…circa un decennio…di quando continuavo, incosciente, a ritenere transitoria la mia condizione di emigrante e… sempre più vicina e vittoriosa l’ipotesi di un ritorno al nido…Ora, però, quasi un trentennio di folle “transitorietà”, assurda,, stolta, mi premeva sul petto!. Leggevo Manuela ma leggevo me stessa… ed il “callo sul cuore” si sciolse in un niente di chiffon, un niente piumato di due manine del mio Deva emigrante che, accarezzandomi ripetutamente il cuore e la memoria, procurandomi spontanee visioni della magica Napoli, della testa imbiancata di mia madre, vecchia e sola in una casetta napoletana, del mio mercatino di Antignano… la mia “via delle spezie”…della felice libertà di Billy in corsa sul bagnasciuga della spiaggia di Capo Miseno, in compagnia dei suoi tanti amici “cani di mare”…del profumo fragrante del pane cotto nel forno a legna di don Ciro… che sapeva di aghi di pino marittimo…dei giardini di palme e oleandri, sconosciuti, impossibili, nella Milano dei platani devitalizzati dallo smog…Una tempesta in un bicchiere: quel mio bicchiere, sempre per metà vuoto da quando ero solita abbeverarmi alla fonte dell’oblìo di me stessa, perché il frizzante desiderio del ritorno a casa, genuino e corposo come un Aglianico del Vulture, dopo un lunghissimo esilio, si era, nel tempo, da speranza mutato in rassegnazione, in apatia, in depressione...Vino corposo sfiatato in acqua colorata, senza neppure un impercettibile sentore di aceto. Ho riletto Emanuela, ancora e ancora; il suo variopinto e minuscolo “colibrì” dal becco lungo suggeva, instancabile, dal mio terzo occhio d’emigrante ormai serrato e cieco, una cataratta purulenta e spessa come una tenda di plastica al balcone di una villa affacciata sul Paradiso…Nel cuore della notte mi levai dal letto. Raccattai, lì accatastate da tempo, nel baule del mio corredo da sposa che giaceva come un feretro in un pantheon obsoleto, i circa miei trent’anni di migrante di lusso: una pigna di carte ingiallite scritte competentemente sulla Questione Meridionale; le pagine più ingiallite, incartapecorite, erano le prime, scritte tanto tempo prima e trasudavano pucundrìa, nostalgia, poesia…a tratti, quasi lirica bellezza. A seguire – proprio come mi aveva preannunziato Emanuela tra le sue righe ribelli, tracciando mirabilmente il ritratto dell’emigrante a medio e a lungo termine – scemavano la poesia insieme al desiderio ed alla rivendicazione, alla bellezza e al sogno, tracimando – rileggendole spietatamente – nella quieta indifferenza a se stessi, al mondo circostante, ai sogni stessi…per finire, sfinite, alle pagine bianche, ancora fresche di stampante laser e ridondanti di retorica, politica, sterile dietrologia, statistiche… come scritte da un’altra persona, un individuo ormai lobotomizzato per la inutile lunga attesa del ritorno, per le illusioni e delusioni, per il dolore che continuava a scavare le radici dell’essere… per concludersi, come nella più banale sindrome di Stoccolma nella paura insensata per l’eventuale, possibile, ritorno in patria: la paura di non farcela a subire quell’impatto con la realtà che, probabilmente, sarebbe molto dissimile dal sogno agognato di circa trent’anni di forzata “transitorietà”, con la certezza d’essere incapaci a tollerare il trauma della verifica di un inevitabile cambiamento di quel Mezzogiorno che ti porti incollato addosso come una santa reliquia, un macigno sul cuore. Una maledizione! Portai, come un ex voto si porta all’altare, la mia pigna di cimeli, il mio trentennale diario di esilio, chiuso in un sacchetto del supermercato, con su appiccicato un cartello plastificato scritto in stampatello col pennarello rosso a punta grossa: “A Emanuela Rullo, perché possa tornare a casa e trascinarsi appresso tutta la gioventù del Sud, prima che sia troppo tardi…prima che sfiorisca come me questa ennesima gioventù svenduta al Nord”. Lasciai, affidato al destino e ad una impossibile speranza, sulla panchina addossata alla staccionata sotto il muraglione delle Ferrovie Nord, quel fagotto, in spirito di rinnovato crossbooking…Alla sera successiva, la pallina gialla del mio “cane di mare” finì nel solito, lontano cespuglietto a destra di quella affatata panchina. Il cuore mi batteva in gola, mentre mi avvicinavo, speranzosa di non trovare più ne’ il mio “fagotto” ne’ altro, neppure un giornale o la carta stropicciata di un pacchetto di sigarette…Di nuovo imbruniva e non si vedeva altro che il luccichio liquido dei bulloni di ferro della panca alla luce di un ultimo raggio di un sole nordico, vibrante opalescente e grigio nell’umidità meneghina…Scorsi una chiazza chiara sul sedile della panchina…Accesi l’ennesima sigaretta per farmi coraggio e richiamai il cane perché andasse in avanscoperta…Billy era intento a giocare con degli sterpi, ai piedi di un albero spoglio impiccato al cielo plumbeo…Illuminai con l’accendino la chiazza bianca. Su di un foglio bianco, insanguinato di pennarello rosso a punta grossa, a caratteri cubitali spiccava un “Grazie! Desideravo che tu ritornassi ad essere te stessa, come una volta, quando eri una “brigantessa” coraggiosa. Ci sei anche tu nel mio libro, nel mio cuore e nella mia rabbia:” Il foglio era firmato Emanuela Rullo. Ringraziai il mio angelo che percepivo seduto sulla mia spalla destra. Piansi un pianto liberatorio. Due giorni dopo, feci le valigie e tornai a CASA con il mio cane di mare. Qui, a Sud, attenderò il ritorno di tutti voi, ragazzi del Mezzogiorno! Marina Salvadore www.vocedimegaride.it
dechristen
13 Martedì 10 Giugno 2008 17:33
???
Forse sono un poco più fortunato di molti altri compatrioti, io ho vissuto per molti anni al mio paese, poi per lavoro mio papà ha dovuto trasferirsi a Caserta, sempre Due Sicilie, ma il ricordo della montagna, delle annurche, delle noccioline e delle castagne non l'ho mai perso perchè il cordone ombellicale con la mia terra natia non si è mai spezzato. Amo comunque tutto il Sud dagli abruzzi alla Trinacria. Come attività sociale per la mia Nazione faccio il neoborbonico, qualcuno dice invece che è diventato il mio lavoro,mentre il lavoro vero lo faccio per hobby, credo che hanno ragione. Brava per quello che fai e.. forza e onore dechristen fiore marro
Alberto
12 Martedì 10 Giugno 2008 17:31
???
ciao, mi chiamo alberto scrovo dall'Alta Terra di Lavoro, ora miseramente definita Sud Pontino...(sic). Credo che l'unica cosa veramente devastante ed efficace che noi possiamo fare per il nostro amato sud, sia di leggere bene l'etichetta prima di spendere i nostri pochi euro. Per capirci, assicurarsi che quando acquistiomo un Nero D'Avola sia veramente prodotto ed ibottigliato in sicilia, non compriamo più il Panettone, in ogni nostro acquisto cerchiamo sempre di "comprare SUD". Se solo un Milione di noi lo facesse i nostri "fratelli piemontesi" salterebbero sulla sedia!!. Sembra banale mà sarebbe letale. Io da piccolissimo imprenditore hò già dirottato molte decine di migliaia di euro che altrimenti sarebbero andati al Nord.
Alessio Ludovici
11 Martedì 10 Giugno 2008 17:28
???
"il mio bisogno di urlare al mondo che Io esisto e che esiste un fenomeno ovvero quello dell'emigrazione giovanile meridionale di cui nessuno parla, che nessuno denuncia come fosse nel corso normale delle cose, e che invece è ormai una valvola di sfogo fuori controllo che svilisce la mia Terra e incatena il futuro del mio popolo." Ciao, andrebbero scolpito nella roccia queste parole. Io ne sto uscendo pazzo.. Non c'è voce ufficiale del potere, delle istituzioni, che non ripetano che l'emigrazione giovanile non esiste, che l'emigrazione è finita, al limite si tratta di mobilità. Veramente, sto frustrato. Non so che fare. Eppure è talmente evidente che non è così. Basta andare in una qualunque provincia italiana, in una qualunque capitale europea. Per fortuna mi sono imbattuto nel tuo sito. Vorrei averne una copia, se possibile. E magari proporre di organizzarne una presentazione qui a Bruxelles, dove lavoro, a l'associazione gramsci. ciao. e grazie davvero. un grandissimo abbraccio alessio
Edoardo Spagnuolo
10 Martedì 10 Giugno 2008 17:26
???
Emanuela, sono anni che conduco la tua identica lotta qui ad Avellino e Provincia. La situazione qui al sud è più grave di quel che riusciamo a vedere, però noi dobbiamo continuare a denunciare, a combattere. Il male che hanno fatto al Sud in questi disgraziati 146 anni non ha alcuna misura, pero io credo profondamente nella divina Provvidenza. Verrà il giorno in cui la menzogna cadrà nella polvere e i nostri diritti verranno finalmente riconosciuti. Un caro saluto.
 
 
 
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