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06 | 02 | 2012
 
 
 
 
 
 
 
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Chi siamo
La nostra missione

Io sono e Io sono meridionale, e in quanto tale sono cosciente di appartenere ad una zona arretrata di un paese sviluppato. Se questo Io posso accettarlo ciò che non posso accettare è che il mio Paese si limiti a riconoscere in sporadiche occasioni l'esistenza di siffatto stato di arretramento e abbandono, e che l'attuale situazione sia presentata come un qualcosa di intrinseco "al corso delle cose" e non come il frutto di decisioni sbagliate o miopi.

E' ormai tangibile nel Mezzogiorno l'assuefazione all'ingiustizia sociale, alla disuguaglianza, allo sfruttamento dell'indigenza, alla illegalit&agrave. Siamo i nuovi poveri, siamo disoccupati, veniamo derubati delle nostre risorse, del nostro capitale umano, delle nostre potenzialità e possibilità di sviluppo.

Il modello di sviluppo italiano è più di ogni altro lontano da un modello di sviluppo socialmente sostenibile.

Se il conflitto tra Nord e Sud del pianeta esprime l'egoismo di una generazione ricca che non vuol condividere la sua opulenza, il conflitto tra Nord e Centro-Sud d'Italia esprime la stupidità e la cecità di un popolo che non valorizza le proprie risorse perchè sebbene geograficamente unito esso è ancora fortemente frammentato al suo interno tanto da non riconoscersi come appartenete ad un unico sistema chiamato a perseguire il medesimo fine e a condividere la medesima sorte.

La mancata partecipazione del Mezzogiorno allo sviluppo del sistema Italia deve essere vista non solo come la violazione di un diritto e un difetto dei processi democratici, ma anche come mancata utilizzazione di grandi potenzialità per lo sviluppo. La nostra povertà, che si rende visibile attraverso le persone che ne soffrono, è in realtà un limite complessivo per lo sviluppo di tutti.

E se allora nei fatti non siamo parte di quel paese Italia industrializzato ed "economicamente" sviluppato, in quanto zona arretrata non ci resta che annoverarci in quella comunità di paesi in via di sviluppo ai quali il mondo evoluto dedica tante buone intenzioni?

Povertà, disoccupazione ed esclusione sociale sono tre facce di un unico fenomeno: l'ineguaglianza nell'accesso alle opportunit&agrave. E' il difetto di partecipazione che accomuna, alla radice, i diversi squilibri. Un difetto che non è frutto del caso, ma connesso al modo di essere e al funzionamento dei modelli di sviluppo correnti.

Ebbene una strategia di sviluppo dovrebbe ruotare intorno a due elementi centrali:

1. la promozione dell'occupazione e la garanzia nell'accesso alle risorse (terra, credito, formazione, infrastrutture);

2. lo sviluppo di processi di "empowerment" delle popolazioni, intendendo con questo termine il processo attraverso cui i gruppi marginali acquistano coscienza delle proprie capacità e assumono potere nei processi decisionali che riguardano la propria vita.

Pertanto se è vero che spetta allo Stato assicurare la realizzazione della prima di queste due condizioni adottando opportuni strumenti di redistribuzione della ricchezza, di controllo delle iniziative economiche, di revisione dei criteri di sovvenzione alle varie attività produttive, è altrettanto vero che lo sviluppo di una coscienza meridionale non può che spettare al suo popolo attraverso gli esponenti della cultura e della politica ma anche e soprattutto attraverso l'acquisizione da parte di ognuno di noi della consapevolezza di essere parte di quel popolo, perchè IO SONO in quanto consapevole di essere.

Lo scopo di Io colibrì è pertanto quello di favorire attraverso la denuncia, il dibattito, la condivisione delle proprie esperienze, della propria rabbia e del proprio rimpianto l'emergere di una voce collettiva che dica <<ecco IO SONO, E IO SONO MERIDIONALE ovvero APPARTENENTE ad un POPOLO e ad una TERRA nella quale MI RICONOSCO e per la quale COMBATTO>>.