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06 | 02 | 2012
 
 
 
 
 
 
 
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Per non dimenticare
Giovanni Falcone

Profilo biografico tratto dal sito della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone
I pensieri dei bambini dall’Albero di Falcone

Giovanni Falcone

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli,
i pericoli o le pressioni.
Questa è la base di tutta la moralità umana."
F. Kennedy; (citazione che Giovanni Falcone amava spesso riferire)

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il giudice Giovanni FalconeNato a Palermo (via Castrofilippo) il 20 maggio 1939, da Arturo, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e da Luisa Bentivegna, Giovanni Falcone conseguì la laurea in Giurisprudenza nell'Università di Palermo nell'anno 1961, discutendo con lode una tesi sull' "Istruzione probatoria in diritto amministrativo".

Dopo il concorso in magistratura, nel 1964, fu pretore a Lentini per trasferirsi subito come sostituto procuratore a Trapani, dove rimase per circa dodici anni. E in questa sede andò maturando progressivamente l'inclinazione e l'attitudine verso il settore penale: come egli stesso ebbe a dire, "era la valutazione oggettiva dei fatti che mi affascinava", nel contrasto con certi meccanismi "farraginosi e bizantini" particolarmente accentuati in campo civilistico.
A Palermo, all'indomani del tragico attentato al giudice Cesare Terranova (25 settembre 1979), cominciò a lavorare all'Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affidò nel maggio '80 le indagini contro Rosario Spatola, vale a dire un processo che investiva anche la criminalità statunitense, e che, d'altra parte, aveva visto il procuratore Gaetano Costa - ucciso poi nel giugno successivo - ostacolato da alcuni sostituti, al momento della firma di una lunga serie di ordini di cattura. Proprio in questa prima esperienza egli avvertì come nel perseguire i reati e le attività di ordine mafioso occorresse avviare indagini patrimoniali e bancarie (anche oltre oceano), e come, soprattutto, occorresse la ricostruzione di un quadro complessivo, una visione organica delle connessioni, la cui assenza, in passato, aveva provocato la "raffica delle assoluzioni".

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Paolo Borsellino

Paolo Borsellino
La vita
L’ultimo intervento di Paolo Borsellino

La vita

Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 Gennaio del 1940 nell'antico quartiere di origine araba della Kalsa. Di famiglia borghese, ambedue i genitori erano farmacisti. Dopo avere frequentato il Liceo classico "Meli" si iscrive nella facoltà di giurisprudenza di Palermo conseguendo la relativa laurea con il massimo dei voti il 27 giugno 1962, all'età di appena 22 anni.
Dopo due anni dal conseguimento della laurea e il superamento del concorso per magistrato, è nominato con D.M. 11.9. 1964 uditore giudiziario; aggiunto giudiziario a decorrere dall'11.9.1966 e Magistrato di Tribunale a decorrere dall'11.9.1969.
Dopo aver svolto il periodo di tirocinio presso il Tribunale di Palermo dai 21.9.1964 ha esercitato la funzione di Giudice presso il Tribunale di Enna dal 10.9.1965, e successivamente, ha esercitato le funzioni di Pretore presso la Pretura di Mazara del Vallo dall'8.9.1967, poi presso la Pretura di Monreale dal 30.9.1970 e quindi, presso il Tribunale di Palermo dal 14.7.1975.

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Maathai

Wangari Maathai

 



Wangari Maathai è la prima donna africana a ricevere il premio Nobel per la pace. Una vita spesa nella lotta per i diritti delle donne, la conservazione ambientale e la conquista della democrazia. Quasi trent’anni di sforzi, riconosciuti lo scorso ottobre con il Nobel “per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace”. Wangari Maathai, sessantaquattro anni, è la leader del Green Belt Movement, “movimento della cintura verde”: una comunità di oltre 100mila persone che dal 1977 ha piantato più di 30 milioni di alberi sul territorio kenyano, promuovendo l’ambiente e al contempo lavorando per l’emancipazione delle donne. Dopo decenni passati all’opposizione contro il regime di Daniel Arap Moi, Wangari è stata eletta in Parlamento nel dicembre 2002. Il neopresidente democratico Mwai Kibaki l’ha nominata viceministro dell’ambiente e delle risorse naturali.
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Per non dimenticare
Sud è un mondo di gente che sfida a volto scoperto
benchè sia sola e senza protezione
quel tumore maligno che si chiama
mafia, camorra, 'ndrangeta,
e la testa è alta e lo sguardo terso
e il rimpianto è sempre soltanto
di non aver avuto più tempo

dal libro Il colibrì

 

 

Placido Rizzotto 

Nasce il 2 gennaio 1914 a Corleone, Palermo. Diviene sindacalista e segretario della Camera del Commercio di Corleone, e assume l'incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell'ANPI di Palermo. Cerca di organizzare i lavoratori, spingendoli ad occupare le terre incolte dalla mafia per distribuirle a contadini onesti. Si batte per l'applicazione dei Decreti Gullò, che prevedono l'obbligo di cedere in affitto alle cooperative contadine le terre incolte o malcoltivate dai proprietari agrari. Uno dei feudi che vengono assegnati alle cooperative agricole è quello di Strasatto, dove comanda Luciano Liggio, un giovane mafioso che diventerà tristemente famoso, così come i suoi luogotenenti, Toto Riina e Bernardo Provenzano. La reazione violenta dei mafiosi contro sindacalisti e contadini non tarda a farsi attendere. Il 1 maggio del 1947 iniziano a seminare terrore con la strage di Portella della Ginestra, e negli anni successivi catturano e uccidono tutti i capi sindacali che si mettono contro di loro. Cercano di intimidire anche Rizzotto, che non indietreggia di fronte alle loro minacce. Il 10 marzo 1948 viene sequestrato e ucciso.

Giuseppe Impastato

Nasce a Cinisi, Palermo, il 5 gennaio 1948. Adolescente, rompe i rapporti con la sua famiglia di mafiosi e inizia un'attività politica e culturale antimafia. Nel 1965, fonda il giornalino "L'idea socialista" e aderisce al Psiup. Dal 1968 partecipa, come dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra e conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, nel territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo "Musica e cultura", che svolge attività culturali, con cineforum, teatro, musica e dibattiti. Nel 1976 fonda "Radio Aut", un'emittente privata autofinanziata, da cui microfoni denuncia con ironia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, capeggiati da Tano Badalamenti. Nel 1978 si candida alle elezioni comunali nella lista di Democrazia Proletaria. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio dello stesso anno è vittima di un agguato e viene assassinato con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Alle elezioni, molti cittadini di Cinisi votano il suo nome, eleggendolo al Consiglio comunale.

Pio La Torre

Nasce a Palermo nel 1927. A vent'anni è un dirigente della Confederterra, poi della Cgil e quindi del Pci. Nel 1950 è arrestato e tenuto in carcere per un anno e mezzo, accusato di avere organizzato l'occupazione da parte dei braccianti e dei contadini senza terra di un feudo nel palermitano. In seguito diviene segretario regionale della Cgil, segretario regionale del partito e membro del comitato centrale del Pci. Nel 1969 è chiamato a Roma per ricoprire la direzione della commissione agraria e successivamente di quella meridionale. In seguito entra nella segreteria nazionale del partito, su proposta di Enrico Berlinguer. Dal 1972 è deputato. Nel 1981 sceglie di tornare in Sicilia, come segretario regionale del partito, per impegnarsi a fronteggiare la crisi economica, la criminalità mafiosa e l'installazione della base missilistica di Comiso. Il suo ritorno mette in allarme molte centrali di potere criminale. Il 30 aprile 1982 è assassinato insieme a un compagno di partito.

Carlo Alberto Dalla Chiesa

Nasce a Saluzzo, Cuneo, il 27 settembre 1920. Dal 1966 al 1973 comanda la legione carabinieri di Palermo con il grado di colonnello, in un periodo di trasformazione di Cosa Nostra, che passa alla fase imprenditoriale e rafforza i legami con le istituzioni. Dalla Chiesa riesce per la prima volta a disegnare la mappa del potere mafioso a Palermo e le aree di influenza delle 28 famiglie di Cosa Nostra. Promosso al grado di generale, è nominato comandante della divisione Pastrengo a Milano. Nel 1974 diviene comandante della regione Piemonte-Valle d'Aosta e crea una struttura antiterrorismo a Torino, che a settembre 1974 gli consente di catturare i leader brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini. Nel 1977 è nominato responsabile della sicurezza nelle carceri. Ad agosto 1978 è incaricato di coordinare la lotta contro il terrorismo, occupandosi con successo della caccia alle Brigate Rosse dopo l'omicidio di Aldo Moro. A maggio 1982 è inviato in Sicilia come prefetto di Palermo per combattere l'emergenza mafia. E' ucciso a Palermo il 3 settembre 1982, insieme alla moglie e all'agente di scorta.

Giuseppe Fava

Nasce a Palazzolo Acreide, Siracusa, il 15 settembre 1925. Divenuto giornalista, è caporedattore del quotidiano "Espresso sera", inviato del settimanale "Tempo Illustrato", direttore del quotidiano "Il Giornale del Sud", fondatore e direttore de "I Siciliani". Denuncia la mafia e i comitati d'affari, politici ed economici, che dominano la Sicilia dagli anni '70, e si impegna nella battaglia contro l'installazione dei missili nucleari nella base di Comiso. I volumi "Processo alla Sicilia" e "I Siciliani" raccolgono le sue inchieste giornalistiche più significative. Scrive anche romanzi di successo, fra cui "Gente di rispetto", "Prima che vi uccidano" e "Passione di Michele". Le inchieste de "I Siciliani" portano la mafia catanese alla ribalta nazionale e decretano il suo assassinio, che avviene il 5 gennaio 1984.

Giancarlo Siani

Nasce a Napoli il 19 settembre 1959. Il suo interesse per le problematiche sociali del disagio e dell'emarginazione, lo porta a occuparsene sia come attivista nei nascenti movimenti anticamorra, sia come collaboratore di alcuni periodici napoletani. Diviene corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano "Il Mattino", denunciando le attività criminali della camorra e la sua infiltrazione nella vita politica. Il 10 giugno 1985 "Il Mattino" pubblica un suo articolo nel quale ipotizza che dietro l'arresto del boss Valentino Gionta possa esservi un tradimento del boss alleato Lorenzo Nuvoletta. L'articolo provoca le ire della camorra, e Nuvoletta decreta la morte di Siani, sia per vendicare l'affronto arrecato da quello scritto, sia per porre fine all'interessamento del giornalista verso gli affari dei camorristi in connivenza con alcuni amministratori locali. E' ucciso a Napoli la sera del 23 settembre 1985, sotto casa.

Rosario Livatino

Nasce a Canicattì, Agrigento, il 3 ottobre 1952. Divenuto magistrato, dal 1979 al 1989 lavora come sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, dove si occupa delle più delicate indagini sulla mafia, sulla criminalità comune e su quella che negli anni '90 sarebbe scoppiata come la "Tangentopoli siciliana". E' il primo magistrato, insieme ad altri colleghi, a interrogare un ministro dello Stato. Dall'agosto 1989 al settembre 1990 presta servizio presso il Tribunale di Agrigento quale giudice a latere e della speciale sezione misure di prevenzione. Della sua attività professionale sono pieni gli archivi del tribunale di Agrigento e degli altri uffici gerarchicamente superiori. Sono invece rari gli interventi pubblici, fatta eccezione per "Il ruolo del Giudice in una società che cambia" del 1984 e "Fede e diritto" del 1986, una sorta di testamento. E' assassinato in un agguato il 21 settembre 1990 lungo la strada statale Agrigento-Caltanissetta, mentre si sta recando in Tribunale a bordo della sua auto e senza scorta.

Libero Grassi

Nasce a Catania il 19 luglio 1924. E' uno dei pochi imprenditori siciliani che hanno il coraggio di opporsi alla mafia. Ricevuta la richiesta di pizzo, denuncia i suoi estorsori, sia alle forze dell'ordine, sia pubblicamente con una lettera al "Giornale di Sicilia" del 10 gennaio 1991. La decisione di combattere la mafia incontra il consenso della sua famiglia, ma gli procura anche l'isolamento dei suoi colleghi, che subiscono l'estorsione del pizzo. L'11 aprile 1991 è invitato alla trasmissione televisiva "Samarcanda" per parlare della sua lotta solitaria, rendendo il caso noto a livello nazionale e divenendo simbolo di lotta alla mafia. Il suo esempio di ribellione non può essere tollerato dai mafiosi, che lo uccidono il 29 agosto 1991.

Giovanni Falcone

Nasce a Palermo il 20 maggio 1939. Divenuto magistrato, svolge vari incarichi, quindi si trasferisce a Palermo, lavorando all'Ufficio istruzione, con Rocco Chinnici. Il 29 luglio 1983 Chinnici è ucciso con la sua scorta. Prende il suo posto Antonino Caponnetto, che costituisce il pool antimafia, di cui fanno parte Falcone, Borsellino, Di Lello e Guarnotta. Tra i successi del pool, l'avvio della collaborazione con la giustizia del mafioso Tommaso Buscetta e il primo maxiprocesso a Palermo contro Cosa Nostra. Nell'estate del 1985 vengono uccisi i funzionari di polizia Giuseppe Montana e Ninni Cassarà, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino. Nel gennaio 1988 il Consiglio Superiore della Magistratura nomina sostituto di Caponnetto, che ha lasciato l'incarico, il consigliere Antonino Meli. La sua gestione del pool determina un contrasto con gli altri componenti, che spinge Falcone a chiedere il trasferimento ad altro ufficio, dove continuerà nel suo impegno antimafia. Il 20 giugno 1989 la sua casa all'Addaura, presso Mondello, è oggetto di un attentato. Segue l'episodio del "corvo", ossia di alcune lettere anonime dirette a diffamare Falcone e altri. Una settimana dopo l'attentato è nominato procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo. A causa di dissensi con il procuratore Giammanco sulla conduzione delle inchieste, accetta la proposta di diventare direttore degli Affari penali presso il Ministero di grazia e giustizia, coordinando una vasta materia, dalle proposte di riforme legislative alla collaborazione internazionale. Nel novembre 1991 istituisce la Direzione Nazionale Antimafia. Il 23 maggio 1992 viene assassinato in un attentato a Capaci, insieme alla moglie Francesca Morvillo, magistrato, e agli uomini della scorta.

Paolo Borsellino

Nasce a Palermo il 19 gennaio 1940. Dopo essere divenuto magistrato, svolge diversi incarichi, e arriva a Palermo nel 1975, collaborando all'Ufficio istruzione processi penali, sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia. Partecipa a un pool, sotto la guida di Rocco Chinnici, che comprende anche Falcone e Barrile. Comincia anche a promuovere e a partecipare a iniziative volte a sensibilizzare i giovani contro la mafia. Il 4 agosto 1983 Chinnici è assassinato e viene chiamato il giudice Antonino Caponnetto a coordinare il pool. I magistrati raggiungono buoni risultati, con il primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Conclusa l'istruttoria processuale, Borsellino chiede il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala, per ricoprire l'incarico di procuratore capo. Nel 1987 Caponnetto deve lasciare la guida del pool per problemi di salute e la decisione del Consiglio Superiore della Magistratura di sostituirlo con Antonino Meli, anzichè con Giovanni Falcone, come tutti attendono, spinge Borsellino a denunciare pubblicamente l'errore della scelta e i pericoli di vedere distruggere il pool, così rischiando anche provvedimenti disciplinari. Successivamente, chiede e ottiene di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di procuratore aggiunto. Alla fine del 1991 è delegato al coordinamento dell'attività dei sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia. Il 23 maggio 1992 Giovanni Falcone viene assassinato a Capaci. Borsellino rifiuta l'offerta di prendere il suo posto nella candidatura alla Superprocura, per rimanere al suo posto, continuare la lotta alla mafia e indagare sull'assassinio dell'amico e collega. Il 19 luglio 1992 viene ucciso a Palermo, in via D'Amelio, sotto la casa della madre, insieme agli agenti della scorta.

Padre Giuseppe Diana

Nasce ad Aversa, Caserta, il 4 luglio 1958. Nel 1982 è ordinato sacerdote. Dal 19 settembre 1989 è parroco di San Nicola di Bari, a Casal di Principe, dove rimarrà fino alla morte. Prete con la passione per lo scoutismo, divide la sua vita con i ragazzi, i disabili e gli immigrati. Si impegna nella lotta alla camorra, realtà profondamente radicata nella sua zona, coinvolgendo i giovani e altri preti. Scrive un documento dirompente contro la cultura camorristica, "Per amore del mio popolo non tacerò", in cui, tra le altre cose, indica ai giovani i diversi tipi di resistenza che è possibile mettere in atto contro la camorra. Il 19 marzo 1994, è assassinato nel corridoio che collega la sacrestia alla chiesa, dove si stava recando per celebrare la messa.

Fedele Scarcella

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...E TUTTI GLI ALTRI DI CUI NON SIAMO ANCORA RIUSCITI A CONOSCERE IL NOME.

Dall'elenco delle vittime note della violenza mafiosa, redatto dall'associazione Libera e letto a Roma il 21 marzo 2005, in occasione della "Giornata Nazionale della Memoria e dell'Impegno".