19 | 05 | 2012
 
 
 
 
 
 
 
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Per non dimenticare
Maathai

Wangari Maathai

 



Wangari Maathai è la prima donna africana a ricevere il premio Nobel per la pace. Una vita spesa nella lotta per i diritti delle donne, la conservazione ambientale e la conquista della democrazia. Quasi trent’anni di sforzi, riconosciuti lo scorso ottobre con il Nobel “per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace”. Wangari Maathai, sessantaquattro anni, è la leader del Green Belt Movement, “movimento della cintura verde”: una comunità di oltre 100mila persone che dal 1977 ha piantato più di 30 milioni di alberi sul territorio kenyano, promuovendo l’ambiente e al contempo lavorando per l’emancipazione delle donne. Dopo decenni passati all’opposizione contro il regime di Daniel Arap Moi, Wangari è stata eletta in Parlamento nel dicembre 2002. Il neopresidente democratico Mwai Kibaki l’ha nominata viceministro dell’ambiente e delle risorse naturali.

Nata in Africa, nel 1940, a Nyeri, in Kenia, si laurea in biologia all'Università del Kansas e all'Università di Pittsburgh. Ritornata in Kenya, lavora nel dipartimento di ricerca in medicina veterinaria all'Università di Nairobi e, malgrado lo scetticismo e perfino l'opposizione degli allievi e della facoltà tradizionalmente maschili, guadagna il dottorato divenendo così stata la prima donna in Africa centrale ad ottenere un dottorato di ricerca, e successivamente primo capo donna di un Dipartimento dell'Università del Kenya.
Nel 1977 in occasione della Giornata della Terra, Maathai pianta sette alberi per celebrare l'impegno delle attiviste ambientali keniote. Dall’intuizione che il fenomeno della deforestazione poteva essere invertito se le donne dei villaggi del suo paese fossero diventate a loro volta piantatrici di alberi, nasce il Movimento Cintura Verde, progetto che ha coinvolge soprattutto le donne, e che ha fatto sì che venissero piantati più di 30 milioni di alberi per impedire l'erosione del terreno e per fornire la legna da ardere a tutto il Paese. Con gli alberi c'è legna da ardere e frutti, le sementi da conservare, qualche piccola attività che crea reddito.
Insieme al risanamento ambientale il movimento ha lavorato per promuovere la partecipazione delle donne alla vita sociale e comunitaria, l'istruzione, l'emancipazione economica - quello che più tardi è stato definito empowerment, delle donne e delle comunità locali impoverite.
L'importanza di tutto questo è andata ben oltre il Kenya, sia perché l'inarrestabile Maathai ha lavorato a costruire una rete africana di movimenti analoghi, sia perché il Green Belt, come altri movimenti popolari in India o nelle Americhe, è diventato uno degli esempi di un tipo di movimento popolare che lega accesso alle risorse naturali e giustizia sociale, protezione ambientale e democrazia. «Molte guerre nel mondo sono combattute in realtà attorno alle risorse naturali. Gestire le nostre risorse significa piantare i semi della pace, ora e nel futuro». Dove le risorse naturali sono minacciate dal degrado ambientale, da esaurimento, o magari dal fatto che diventano oggetto di speculazione come le foreste ai bordi di Nairobi per cui si batte Maathai, allora le comunità umane che dipendono da quelle risorse sono minacciate. Le tensioni sociali aumentano, a volte si esasperano le divisioni intercomunitarie o etniche, il conflitto prevale: sociale, politico, a volte armato. Al contrario, la conservazione e la buona gestione delle risorse, e l'accesso equo, sono elementi di pace, giustizia, partecipazione, democrazia. Sono il «colpo preventivo per salvaguardare la pace» di cui parla Wangari Maathai.
Lo straordinario talento dimostrato da Maathai sta nell'aver compreso la relazione tra problemi locali e mondiali e il fatto che questi possano essere affrontati solo se i cittadini fanno sentire la loro voce e trovano il coraggio di agire. Maathai individuò nel Movimento Cintura Verde, oltre alla bontà del progetto in sé, l'opportunità per le donne dei villaggi di scoprire di non essere senza alcun potere di fronte a mariti dispotici, a capi villaggi e a un presidente crudele. Grazie alla creazione di vivai per la produzione di alberi da trapiantare - almeno 6000 in tutto il Kenya - e alla piantagione degli alberi stessi, le donne hanno potuto gestire autonomamente le scorte di legna per il fuoco: un importante cambiamento tramite il quale hanno anche conquistato più tempo per altre occupazioni.
Grazie all'educazione popolare le donne dei villaggi, che fino ad allora avevano assistito all'uso delle foreste nazionali come contropartita per gli appoggi politici al regime di Moi, hanno iniziato a percepire le foreste in maniera diversa, come qualcosa che esse stesse, in quanto cittadine, avevano il diritto di rivendicare.
Il Movimento Cintura Verde ha permesso loro di comprendere che la scelta di una produzione agricola di prodotti, come il caffé, orientata in modo miope alle esportazioni e attuata a scapito di colture alimentari sostenibili, altro non era che un lascito del passato colonialismo perpetuato dalle politiche dell'IMF.
E hanno compreso che avrebbero potuto cambiare tutto questo.
Attraverso una campagna nei villaggi dedicata alla sicurezza alimentare, i membri del Movimento Cintura Verde stanno insegnando a ricostituire le colture agricole locali impiegando metodi organici e a reintrodurre la tradizione degli orti, una pratica abbandonata da molti sulla scia dell'agricoltura finalizzata alle esportazioni voluta dal governo.
Nel corso degli anni Maathai e i sostenitori del Movimento sono stati incarcerati, talvolta anche picchiati per le loro campagne contro le attività anti-ambientaliste del governo. Uno degli educatori del programma per l'agricoltura organica ci ha raccontato di essere stato quasi arrestato per la sua attività a favore dell'agricoltura sostenibile. Il governo, come poi si è scoperto, aveva stipulato ingenti contratti con le multinazionali dell'agricoltura chimica e gli educatori ambientali costituivano perciò una seria minaccia.
Maathai si è schierata in prima linea anche nell'impegno internazionale per la cancellazione del debito estero dei paesi poveri.
Nel 2002 Maathai si è candidata per le elezioni del Parlamento e ha sconfitto il proprio avversario per 50 a 1. Si racconta che le donne di Nairobi, a questa notizia, abbiano ballato per le strade tanta era la gioia. Alcune settimane dopo, quando il presidente Arap Moi è uscito dalla scena politica dopo essere stato al potere per più di due decenni, Maathai è divenuta sottosegretario del ministero per l'ambiente.
La Viceministra ammoniva spesso i cooperanti maschi ricordando loro che “Africa è donna"

 

kka
 

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